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14 gennaio 2025

L'inverno e le sue attese

 

[Dall'archivio di Sul Romanzo] 

Alessandro Vanoli, storico di professione, esperto di area mediterranea e del rapporto fra questa e il mondo islamico, ci conduce attraverso i secoli per un lungo viaggio nelle stagioni. Poiché siamo nel pieno del periodo quale modo migliore di affrontarlo con la lettura di Inverno. Il racconto dell'attesa, il primo volume di una collana appositamente dedicata, edita da Il Mulino. 

Il freddo è, come prevedibile, la chiave di volta di questo saggio narrativo. Cheimòn è l'antico nome greco dell'inverno con una radice indoeuropea, ancora più antica, him, che vuol dire "freddo" e "gelo". Per poi adottarlo dai romani con hiems e hibernum. A un passo ormai dall'italiano 'inverno' ma anche della più terribile e glaciale 'ibernazione' . 

È incredibile quanti fatti, battaglie, scoperte, nascita di sport all'inizio rudimentali e poi via via più moderni, siano avvenuti con temperature tali da paralizzare mani e piedi e intorpidire la mente. Molte di queste vicende si conoscono bene, altre un pò meno, altre fanno talmente parte delle nostre vite che le diamo quasi per scontate, senza sapere quando siano accadute e perché.

Dell'inverno più remoto, quello di cinquantamila anni fa sappiamo poco o nulla se non grazie a figure rappresentative di caccia o di donne e uomini diversi da quelli di oggi. Gli archeologi fanno sempre nuove scoperte in grado di rivelarci qualcosa di nuovo, sebbene gli anni trascorsi siano tanti. La storia della glaciazione però ha di fatto permesso la conquista del mondo.

Le stagioni hanno condizionato e condizionano tuttora nel bene e nel male le abitudini e gli stili di vita di tutti noi e al centro del l'indagine di Vanoli non poteva mancare il Natale  perché esso è tante cose assieme: è una festa del rinnovamento del mondo, una festa del solstizio e una festa al centro della storia cristiana, afferma l'autore. A seguire, il carnevale con le sue maschere pagane le cui radici risalgono all'antico. 

Con l'avvento della rivoluzione industriale e delle prime famiglie borghesi provenienti dal ricco Nord Europa nasce una nuova identità e un concetto differente di popoli e Nazioni. Così molte cose sono andate mutando, tra l'arrivo delle fiabe e dei giocattoli, e il personaggio di Santa Claus, che in breve travalicò i confini americani ̶ con i suoi colori rosso accesi ripresi dalla Coca-cola in seguito a uno spot pubblicitario e da cui nacque la falsa credenza che Babbo Natale era un'invenzione della bevanda ̶ e poi la musica, con cui si è iniziato a sognare tra le note di Sogni d'inverno di Čajkovskij o quelle di Vivaldi, e i balletti (uno su tutti: Lo schiaccianoci). Questo non significa, però, che sia tutto consumismo, perché l'autore spiega che dietro tutto questo c'è ben altro perché «uno storico sa che pochi secoli non sono mai la fine del mondo; ma sono sufficienti per creare idee, abitudini, convinzioni che poi crediamo eterne».

Una tappa fondamentale che non tarda a pervenire è poi il «gusto della vacanza» così definito nel testo, con la necessità di spensieratezza unita alla voglia di dedicarsi ad attività di svago, come quelle sportive. Si pensi solo al pattinaggio, inteso più come «rito sociale», a cui è dedicato un capitolo apposito e separato dagli altri sport invernali.

La tecnologia e il progresso hanno modificato molti aspetti e l'inverno è diventato sinonimo di focolare domestico, soprattutto per chi poteva e può ancora permettersi il riscaldamento. L'epoca dei monaci benedettini intirizziti nelle loro vesti semplici e leggere con solo una candela per pregare diventa sempre più lontana.

Le guerre, invece, non sono così lontane nel tempo, e i morti che perirono a causa del gelo rese tutto più terribile. Mario Rigoni Stern fu uno che sopravvisse a quel freddo e parlò per quelli che non ce la fecero attraverso le pagine dirompenti de Il sergente della neve.

A proposito di letteratura, molta parte arriva a noi più forte e intensa proprio perché ambientata in inverno: in Anna Karenina di Tolstoj, fu proprio una tormenta galeotta per l'incontro fatale fra i due protagonisti, per non parlare delle ambientazioni del Dottor Živago di Boris Pasternack, giunte ancora più manifeste con l'adattamento cinematografico del 1965, vincitore di cinque Premi Oscar. Viene ricordato anche il poeta Puškin, il quale con i versi di Mattino invernale si rivolgeva a una donna con cui aveva trascorso la notte e celebrava «l’inverno come estasi dei sensi e del ricordo». Se c'è un Paese che ha fatto delle sue temperature tutt'altro che miti un vero inno, si può ben dire che sia la Russia.

Emblematiche sono infine le esplorazioni dei poli; ci provarono in tanti spinti dal desiderio di scoperta e dalla ferrea volontà di progredire, ma il ritratto più appassionato che Vanoli fa è quello di Robert Scott e Roald Amundsen e delle loro spedizioni nel primo Novecento. Insieme alle sofferenze che patirono sui ghiacci, infatti, dimostrano quanto l'umanità ha avuto bisogno di uomini coraggiosi per evolversi.

Il periodo invernale come metafora di vita e, potremmo dire, sospensione della vita, di quell'intimità e quel raccoglimento necessari al corpo e allo spirito, il bisogno della solitudine e di ritmi più lenti, in preparazione del rifiorire. Così il letargo per molti animali, bisognosi di un caldo rifugio ma pronti e rinnovati per affrontare quello che la natura riserverà. 

A impreziosire Inverno. Il racconto dell'attesa alcune immagini di celebri dipinti (in copertina un dettaglio di "Cacciatori nella neve" di Pieter Bruegel il vecchio) per ricordare che l'arte, più di tutti, ha reso immortali le stagioni.


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